La gioventù che partecipa-Oderzo

27 ottobre 2006

La gente deve sapere


Mi sono davvero rotto le scatole che le imprese telefonino a casa per pubblicizzare i loro prodotti. Lo dico una volta per tutte sperando che mi sentano:”non me ne frega niente dei vostri prodotti e dei vostri servizi! NIENTE!” Io davvero mi domando come queste imprese si permettano di disturbare la gente telefonandogli a casa. E poi sono furbi: ti telefonano quando sono sicuri di trovarti a casa, cioè quando torni da lavoro, quindi verso mezzogiorno e alla sera. Proprio quando sei stanco e rimbambito e non vuoi essere disturbato da nessuno. Ti colpiscono quando sei più debole. E vorrei davvero sapere chi vuole che queste imprese continuino a martoriarci di telefonate; chi vuole continuino ad entrare nelle nostre case, senza invito, per mezzo della linea telefonica. A casa mia telefonino pure i miei amici; perdono quelli che sbagliano numero; ma degli altri non ne voglio sapere! Qualcuno si sarà anche domandato: ma è legale quello che fanno queste imprese? Sì, è legale. Ed è legale anche se esiste un sacrosanto diritto alla “pace domestica” che è perfino tutelato a livello costituzionale e che è alla base di alcune norme penali come la violazione di domicilio. Il problema è che, come troppo spesso accade, il legislatore non si è svegliato e non ha fatto una norma che vieti questo comportamento. Si potrebbe prevedere un sistema semplicissimo. Di base nessuna impresa può fare telefonate, perché nessuno le vuole. Se poi qualcuno proprio ci tiene, allora si iscrive in una apposita lista. E allora a lui, e solo a lui, possono poi telefonare.
L’incazzatura non finisce qui. Quando vi chiamano sappiate che diventate tutti dei target, degli obbiettivi. Devono cioè conquistare la vostra fiducia e invogliarvi a comprare. Come si fa? Con le tecniche di marketing! Ora, del marketing bisogna sapere essenzialmente due cose: 1- che è una materia interessantissima: 2- che è diabolico. Un esperto di marketing riesce a vendervi una merda ad un prezzo esorbitante e lasciandovi convintamene contenti di averla comprata. Alcuni approcci, poi, sono risaputi. Si va dal “signora, ha vinto un premio…”, al “stiamo facendo un sondaggio”, fino al “offerta valida solo per oggi…”. Badate che non sto dicendo che il prodotto che vogliono vendervi sia necessariamente scadente, per carità. Dico solo che dovete stare attenti. Anzi, attentissimi, perché potenzialmente possono prendervi per il c…o senza che voi nemmeno ve ne accorgiate. Non sarebbe perciò fuori luogo istituire dei corsi base di marketing nelle scuole: una volta visto il diavolo, poi è facile riconoscerlo!
Non ho ancora finito! Bisogna domandarsi, in conclusione, chi c’è dall’altra parte della cornetta a parlarvi. D’accordo, si chiamano tutte Anna, Elisa, Valentina, mai un nome un po’ più complesso (chissà come mai!?). Ma non è questo il punto. Quello che ci si deve chiedere è come vengono assunte queste operatrici di call-center; in base a quale contratto; come vengono istruite e in quale ambiente lavorativo svolgono la loro attività. Al riguardo voglio rimandarvi ad un libro di una giovane autrice, Michela Murgia, intitolato significativamente “Il mondo deve sapere”. Lei è stata una operatrice di call-center e sa per forza cosa succede in quegli ambienti. Vi assicuro che è un libro divertentissimo, ma estremamente serio nei contenuti. Io ho avuto il piacere di conoscere l‘autrice alla presentazione del suo libro e mi dispiace di non aver potuto pubblicizzare l’evento sul blog, ma l’ho saputo anch’io all’ultimo minuto. In ogni caso, per farvi capire il personaggio, sappiate che la Bignardi nella trasmissione di La 7 “Le invasioni barbariche” ne ha già parlato. E chissà mai, a questo punto, (io lo spero) che non la vedremo un giorno in tv. Credetemi: sarebbe un appuntamento da non perdere!

Io partecipo
Alessandro Marchetti

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