La gioventù che partecipa-Oderzo

04 gennaio 2010

Il “misuratore pubblico di salute”


Il “misuratore pubblico di salute” è un servizio pubblico che ci dice quanto stiamo bene, o quanto stiamo male, e al quale ci sottoponiamo, inconsapevolmente, ogni giorno per mezzo di un qualsiasi mezzo di comunicazione di massa.
Si dice esista da tempi immemorabili ma, dato che il test avviene inconsapevolmente, come s’è detto, nessuno se ne è mai accorto, con la inevitabile conseguenza che nessuno ha potuto capire se sta bene o sta male. Quelli che si accorgono della sua esistenza, vengono presto o tardi (ma una ricerca compiuta in uno Stato con libertà di informazione limitata sembra confermare il primo dato cronologico, cioè “presto” ) fatti tacere. Perché? Perché sono cose che non si fanno, che domande!
A volte, però, non serve far tacere tali scopritori, dato che detta scoperta è una delle più importanti cause di depressione, cosa che provoca perdita di forza, demoralizzazione acuta e sfiducia iperbolica. Insomma, gli scopritori se ne stanno zitti e tristi.
Dunque, ci siamo finora? Qualcosa di quello che ho detto non lo avete capito o vi stupisce?
Non c’è da stupirsi di nulla!
Pensate a questo: lo stesso ““misuratore pubblico di salute” è stato creato inconsapevolmente.
E se non credete a ciò che vi sto dicendo…beh, è normale, ma ve ne darò una prova (…che diffidenti che siete però…).

Nel nostro comune, il servizio “misuratore pubblico di salute” dal più elaborato e ricercato titolo “renditi conto anche tu se stai bene o stai male con il nuovissimo (?) misuratore pubblico di salute, fatto apposta per te e per tutti, che, anche se non ti dico che il misuratore esiste, c’è davvero come i trucchi di prestigio, che ci sono ma non si vedono (ammenoché non guardi bene o te li fai spiegare da chi fa la magia, cosa, quest’ultima, che accade di rado sennò il mago fa la figura…fa una brutta figura)”…ebbene, dicevo, questo servizio esiste ed è funzionante da tempo (a dispetto dei tanti detrattori)!

Ecco le istruzioni per l’uso:
1- leggete l’articolo subito sotto a quello che state leggendo in questo esatto, esattissimo e specifico momento, sul presente blog, dal titolo “è tutta una questione di sale”.
2- dopodichè, leggete questo articolo, a cui il link rimanda (N.B. Se lo avete già letto, rileggetelo. In ogni caso, è sconsigliabile leggerlo più di tre volte in tutto. Se avete scritto il testo dell’articolo in questione, invece, se avete collaborato a scriverlo o lo avete approvato, lasciate stare il presente test, con voi non funziona!)
3- (è il passo più importante, concentratevi!) se, a questo punto, dopo il passo 2 e nonostante il passo 1, vi sentite leggeri, calmi, tranquilli; se vi pare che vada tutto bene, che i problemi non ci siano, anzi che non esistano, che siano solo una stupida invenzione di gente sadica e invidiosa della felicità degli altri; se vi sembra che scivolare sul ghiaccio non è poi la fine del mondo, possono accadere cose peggiori nella vita; se siete d’accordo che spendere 40.000 euro in tre giorni per fare fronte a due nevicate sia cosa di cui andare fieri; se vi sentite soddisfatti, come se qualcuno o qualcosa di indefinito stesse ringraziando anche voi con calore, bontà e appassionato affetto … allora, care signore o cari signori, state male.
In caso contrario, va tutto bene!(…per ora, ma continuate a fare i test in futuro, è più facile star male che bene e non ci si accorge dei peggioramenti).

Grazie dell’attenzione.

Effetti collaterali (li scrivo in piccolo, perché le cose brutte sono brutte e non dovrebbe vederle e leggerle nessuno, come le clausole che richiedono la doppia firma nei contratti): chi sta bene dopo avere eseguito il test si sentirà male. Per rimediare è consigliato un brindisi o una festa…possibilmente in Consiglio comunale!

Buon anno a tutti!

Io partecipo… finché sto bene.
Alessandro Marchetti

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22 dicembre 2009

È tutta una questione di sale



A Natale si è tutti più buoni. Eppure c’è chi riesce a farti arrabbiare lo stesso.

In questi ultimi giorni, nelle nostre zone, abbiamo avuto due nevicate.

Nevicate abbondanti, ma nulla di straordinario e catastrofico, prese in assoluto.

Centimetri di neve, non metri.

Di preoccupante, perciò, non sono state le nevicate in sé, ma il modo in cui, ad Oderzo, la situazione è stata affrontata.

Ora, a me la neve piace, non posso negarlo. L’inverno, l’atmosfera natalizia, il fioccare della neve: c’è poesia in questo.

Ma ci sono, naturalmente, degli aspetti negativi, degli inconvenienti, tra i quali i disagi legati alla viabilità.

Viaggiare su strade innevate o, peggio ancora, ghiacciate non è mai stata la cosa più sicura del mondo, su questo punto credo ci sia poco da discutere.

E, allora, sono almeno due le cose da fare in questi casi: spalare la neve e spargere sale.

Ma guardando le strade di Oderzo, e parlo da automobilista che per lavoro deve muoversi parecchio, mi è sorto un dubbio.

Delle due, l’una: o il sale costa più dell’oro o manca nella testa di qualcuno.

Anche volendo tralasciare le stradine dei quartieri, che erano pure e semplici lastre di ghiaccio come non se ne vedevano da un pezzo, persino le strade principali sono state lasciate a sé stesse.

Chiunque ha preso la macchina così come i coraggiosi che si sono avventurati in una camminata si sono accorti di questo. Persino la piazza era pericolosa da attraversare.

L’impressione che se ne traeva è che i lavori per la messa in sicurezza delle strade o non sono stati fatti o sono stati fatti malissimo.

E non esistono “ma” o “però”: una strada ghiacciata è una strada ghiacciata, punto. Se il concetto non vi sembra chiaro è perché non vi siete fratturati un polso o non siete finiti in un fosso con l’automobile, scivolando su una lastra di ghiaccio.

Detto ciò, e rivolgendomi al Sindaco, che è il primo responsabile della sicurezza dei suoi cittadini, vorrei chiarire che il ghiaccio non si scioglie né con i sorrisi né con le strette di mano, ma organizzando tempestivamente le risorse umane e materiali che gli sono messe a disposizione.

C’è stata una carenza quanto meno organizzativa spaventosa. In questi situazioni si deve essere rapidi ed efficaci nelle scelte e nelle decisioni, non si può stare fermi a guardare cosa succede, sperando nella buona sorte, o far finta che il problema non esista.

L’inverno è appena cominciato e non ve lo devo dire io che altre nevicate sono più che probabili.

A nessuno va rovinato il Natale, perciò che i responsabili della comunità (“resposabili” perché amministrare è appunto una responsabilità, non un privilegio) si procurino del sale per la prossima volta, in tutti i sensi.

Qualunque siano i problemi da affrontare nella vita, è tutta una questione di sale.


Io partecipo

Alessandro Marchetti

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04 febbraio 2009

Dalla Libera interviene sulle dimissioni del Consigliere Martin


Il Sindaco Dalla Libera non smette mai di stupirmi, lo dico con sincerità.
Quando penso che abbia il buon senso e il buon gusto di starsene zitto (perché gli converrebbe!), lui cosa fa? Naturalmente, parla!
Gli voglio bene per questo, perché se ci fossero giornalisti veri, da combattimento, lo massacrerebbero di articoli ogni giorno.
In attesa che arrivino giornalisti così, ci penso un po’ io, nei limiti del tempo e delle possibilità.
Vi riporto questo link che vi collegherà al sito del Comune di Oderzo, in particolare ad un freschissimo intervento di Dalla Libera a proposito delle dimissioni del Consigliere Martin.
La sintassi non è sempre strabiliante, ma il contenuto del discorso si coglie comunque.
L’apice, in ogni caso, è alla fine: ragazzi, mi sta rubando il motto!


Io partecipo
Alessandro Marchetti


P.s. 1 Non scrivo altre parole di replica all’intervento del Sindaco perché non ha senso: chi vuole capire, ha capito da un pezzo. Per chi invece ancora non sapesse, consiglio di leggere l’articolo precedente a questo, “Martin dà le dimissioni”, e seguire i link presenti nel testo che vi collegheranno ad altri articoli i quali vi permetteranno di approfondire gli argomenti a cui ci si riferisce.
P.s. 2 … E questi gli ordini del giorno del Consiglio comunale di Oderzo del 9/2/09: clicca qui.

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01 febbraio 2009

Sandro Martin dà le dimissioni


Voglio riportare questa notizia apparsa ieri sui quotidiani locali sia per fare un plauso all’attività politica che il consigliere Martin ha fino ad ora svolto (e spero vivamente che, pur non sedendo più nei banchi del Consiglio comunale, il suo impegno politico non si fermi qui) sia per svolgere alcune riflessioni sull’attuale situazione politica di Oderzo.
La notizia alla quale mi riferisco è, appunto, che il capogruppo del PD, Sandro Martin, che ha guidato ed animato la sinistra opitergina in questi ultimi quindici anni, ha deciso di rassegnare le dimissioni e di lasciare il Consiglio comunale.
Innanzitutto, perché questa scelta?
Il titolo dell’articolo che si legge ne Il Gazzettino del 31/1/09, cioè “Il capogruppo del Pd: «Dopo 15 anni è giusto lasciare»”, è fuorviante per il fatto di focalizzare solamente una delle ragioni che hanno portato Martin a compiere questa scelta.
Infatti, è vero che il consigliere ha dichiarato: “Mi dispiace ma dopo 15 anni è giusto lasciare. Altrimenti si finisce sempre per additare gli altri, dire che bisogna lasciar spazio e non si guarda a se stessi”. E di questo gli va dato onore, dato che una simile scelta di “lasciar spazio” anche ad altre persone, perché queste abbiano l’opportunità di partecipare alla vita politica della propria città o del proprio Paese, in Italia è ancora rimessa alla moralità e al buon gusto di chi è politicamente inserito. Ahimé, siamo abituati fin troppo ai “politici di professione” (molti dei quali sono tali a prescindere dai meriti e dalle capacità tecniche e professionali).
È vero, inoltre, che sulla decisione di Martin pesano impegni lavorativi sempre più assorbenti. E pure in questo, lo capisco perfettamente. Dopotutto, non di solo pane vive l’uomo, certo, ma il pane ci vuole comunque.
Ma, oltre a queste ragioni, è altrettanto vero che, riportando la dichiarazione del consigliere, “è venuto meno un certo entusiasmo. Con il sindaco Giuseppe Covre ed Elio Pujatti, che pure erano su posizioni ben distanti dalle mie, l'azione politica è sempre stata stimolante, a volte davvero intensa. Ora non è più così”.
Già, ora non è più così e credo che sia proprio questo il punto sul quale riflettere: non c’è più l’entusiasmo e il clima costruttivo di una volta.
Prima, in Consiglio, si combatteva per migliorare la città e il benessere dei cittadini. Ed era una lotta, ben s’intenda, puramente dialettica, la quale è indice della migliore democrazia e del sincero e appassionato impegno dei nostri “rappresentanti-dipendenti” che siedono nella sala nel Municipio.
Ora, invece, sembra aleggi una certa delusione e demotivazione.
La si avverte nelle parole di Martin, ma non solo.
Qualche tempo fa, questa mancanza di sintonia e considerazione fece dimettere pure l’allora Presidente del gruppo comunale di Protezione Civile, che gran parte dei volontari poi seguirono in questa scelta. Ne ho parlato molto di questo e, prima che vengano richiamate per l’ennesima volta questioni politiche totalmente inesistenti, vi invito a leggere la cronistoria di quel fatto.
Non voglio immaginare, poi, la frustrazione che devono aver provato i residenti di via Ronche di Piavon per la famosa storia dei rallentatori da loro richiesti per banali ragioni di sicurezza e dal Sindaco prontamente… rimossi. La motivazione della scelta di toglierli fu che “i rallentatori [sono] troppo pericolosi”(v. Gazzettino 18/8/06) corredata da alcuni racconti fantozziani che Dalla Libera pensava potessero essere, non so in quale modo, persuasivi su anziani che in bicicletta dovevano affrontare i dossi, come se non esistessero le estremità smussate o comunque modi intelligenti di costruire i rallentatori e dimenticandosi del perché erano stati messi lì. Anche di questo se n’è parlato (ed anche Martin era intervenuto a proposito: v. Gazzettino 8/8/06), se non altro perché in seguito, nonostante la promessa poco realistica di severi controlli permanenti da parte dei vigili, si verificarono degli incidenti . Allora si era ad inizio mandato e, come dicono, “chi ben comincia… ”.
Oltre a ciò, posso capire che partecipare ai Consigli comunali come consigliere combattivo e propositivo e poi veder trasformarsi queste occasioni di crescita della città in Consigli-spot con medaglie, medagliette, premiazioni e brindisi, peraltro difesi a spada tratta da Amministrazione e gruppi di maggioranza, non solo toglie entusiasmo, ma spinge anche alla rassegnazione.
Naturalmente, c’hanno provato anche con me a demotivarmi, pur senza grandi risultati, come potete notare. Memorabile resta la lettera che i due gruppi di maggioranza, “Cittadini Uniti” e “Oderzo Sicura” , mi mandarono, anche se poi nessuno con cui parlai volle riconoscerla. A parte chi finse di non saperne nulla, e nonostante fosse finita sui giornali uno o due giorni dopo che arrivò a me e, in seguito, se ne fosse parlato non poco, l’unico che successivamente si sia espresso sul punto è il Sindaco Dalla Libera, il quale giudicò quella lettera tutto sommato simpatica.
La simpatia del mal di pancia, mi sia permesso di commentare.
L’attacco che mi giunse allora fu puramente personale, dato che non replicava nemmeno ad una delle critiche di sostanza che avevo mosso. Peraltro, fu un attacco subdolo per il fatto che, indirettamente, più che colpire me volevano colpire mio padre che era stato precedentemente amministratore, cosa che non ho mai nascosto, visto che, io, le cose che scrivo le firmo sempre con nome e cognome e me ne prendo la responsabilità.
A questo punto, voglio ricordare che il solo personaggio politico che in quella occasione intervenne pubblicamente in mia difesa fu proprio il consigliere Sandro Martin.
Vi riporto il suo intervento perché ne vale la pena. Quella volta difese me, appunto, ma poteva aver difeso chiunque fosse stato nella mia situazione. Estrapolate il discorso dal caso concreto e concentratevi sulla morale che espresse, vi darà un’idea della persona che il panorama politico della nostra città ha perso.
Ritengo questo blog un valore tanto più che Alessandro l’ha messo a disposizione della città. Stigmatizzo nel modo più assoluto la lettera che i gruppi di maggioranza hanno inviato a Marchetti e che egli ha pubblicato nel blog, dimostrando maturità. La critica è uno strumento democratico, tanto più che Alessandro Marchetti attraverso il blog ha segnalato delle cose da sistemare, senza fare riferimenti personali. Trovo che l’attacco personale fatto a questo giovane dai due gruppi di maggioranza, tirando in ballo il fatto che egli sia figlio di un ex assessore, sia prima di tutto una caduta di stile. In secondo luogo è un avvelenare la politica. Alessandro ha tutta la mia solidarietà e così l’avranno sempre coloro che subiranno degli attacchi personali. Insomma se inviano lettera di tale genere per delle critiche circa la segnaletica stradale espresse su un blog, cosa succederà quando la maggioranza sarà chiamata a prendere decisioni dure, anche impopolari?” (Gazzettino, 4/11/06).
Dico con sincerità che mi dispiace che Martin abbia dato le dimissioni. Non posso sapere se, fossi stato al suo posto, avrei compiuto la stessa scelta. Dopotutto io non ho vissuto quella che ha vissuto lui in questi anni di attività politica.
Però, credo che la sua decisione sia comprensibile.
L’articolo sopra citato di ieri del Gazzettino, alla fine, commenta: “nessun patema”. Questo perché al posto di Martin subentrerà Sandro Campigotto. Certo, faccio gli auguri di buon lavoro al nuovo consigliere, Campigotto, però il patema c’è tutto, altro che no.
Se questo è il clima politico che si respira oggi ad Oderzo e se Martin lascia la carica dopo quindici anni di attività, non si può dire, come spesso piace fare a Dalla Libera, che non c’è nessun problema.
I problemi ci sono eccome.
Ad ogni modo, spero che le dimissioni di Martin non significhino anche l’abbandono del suo impegno civico, data la sua preziosa memoria storica e la sua esperienza, e mi auguro che continui a partecipare, proprio ora che ce n’è più bisogno, alla vita della città.


Io partecipo
Alessandro Marchetti

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12 marzo 2008

Il trionfo di Cittadini uniti e Oderzo sicura


Quant’è bella giovinezza,/che si fugge tuttavia!/Chi vuol esser lieto, sia:/di doman non c’è certezza.
Ma l’ho sempre detto. Detto e ridetto. È meglio far festa! Inutile intristirsi a risolvere problemi che poi non si finisce a far altro che sbattere la testa contro il muro.
Meglio essere felici e brindare alla vita!
E invece no! Difficile da capire una cosa tanto banale.
Già tempo fa i consiglieri di minoranza, in particolare quelli dell’Ulivo e della Lega, avevano avuto qualcosa da ridire, andando a rovinare, tutto d’un tratto con il loro nero pessimismo, quel bellissimo periodo in cui i giornali titolavano allegramente ”La serata dei premiati”(Tribuna 2/3/07), “Mazzi di fiori per dire grazie al Sindaco”(Tribuna 1/3/07), “I nonnini centenari festeggiati da Dalla Libera”(Gazzettino 4/3/07).
Poi sono arrivati loro, appunto, questi rompi scatole dell’Ulivo e della Lega, e subito giù di peste e corna contro il nostro povero Sindaco: ”Consigli-show: l’Ulivo rinuncia alla paga”(Tribuna 3/3/07) “Consigli comunali improduttivi, Lega e Ulivo uniti contro il sindaco”(Gazzettino 4/3/07).
Addirittura avevano rinunciato, in segno di protesta verso le tante, troppe feste e festine tenutesi in consiglio, al gettone di presenza a cui hanno diritto i consiglieri.
E come non ricordare, allora, le parole del capogruppo di “Cittadini uniti”, Marco Rebecca, che bollava senza riserve questa posizione come “demagogica, ridicola, trattandosi di appena 20 euro a seduta.”(Tribuna 4/3/07). Ma dopotutto c’è da capirlo, lui è un avvocato e si sa che gli avvocati per meno di 200 euro non muovono un dito, neanche simbolicamente (ius est ars lucrativa…).
Senza poi dimenticare la capogruppo di “Oderzo sicura”, Francesca Ginaldi: “Mi domando cosa abbiano fatto i consiglieri dell’Ulivo dalle 21.40 a mezzanotte e venti dello scorso consiglio. Capisco l’abitudine di discutere di argomenti politici per fare baruffa, ma la scelta di allargare la partecipazione credo sia funzionale a creare l’abitudine nei cittadini ad assistere ai consigli“(Tribuna 4/3/07). Eh già, brutto il confronto di idee, anche vivace, magari con accesi scambi di battute. Meglio lasciarle stare le “baruffe” e puntare sui brindisi che mettono tutti d’accordo!
Ah, per chi ancora non lo sapesse o non l’avesse intuito, “Cittadini uniti” e “Oderzo sicura”sono i due gruppi di maggioranza che sostengono il Sindaco Pietro Dalla Libera.
Curiosamente si legge ne La tribuna del 7/3/07 che “Oderzo Sicura e Cittadini Uniti si schierano accanto a sindaco e giunta nella querelle sorta con Ulivo e Lega per la gestione dei consigli comunali”. Ci mancherebbe pure altro, mi viene da aggiungere!
Altra cosa curiosa è che il candidato per la sinistra alle comunali, De Luca, vice-sindaco in grazia dell’inciucione continuamente rinnegato dal Sindaco , a quanto mi risulta non dice niente.
Ad ogni modo, la bufera poi si è calmata, è tornato il bel tempo, erano tutti di nuovo felici, baldanzosi e spensierati, le feste continuavano e la gente, in nome dei “consigli come momento di partecipazione”, continuava a divertirsi… fino a quando sempre i soliti guastafeste hanno ricominciato a dire la loro. Mai che se ne stiamo buoni e zittini!
Tutto ricomincia il 20 febbraio, giorno in cui il Gazzettino pubblica la notizia che i capogruppo di Ulivo e Lega, Martin e Covre, non solo hanno iniziato di nuovo a lamentarsi per l’eccessivo spazio dedicato a cerimonie e premiazione durante i consigli comunali, ma (pensate la cattiveria a volte…) sono andati persino a dirlo al Prefetto.
Non solo. Sostengono le loro tesi pretenziose con affermazioni poco chiare ed evidentemente ingannevoli del tipo:”Su 26 consigli comunali effettuati, ben 20 hanno visto lo svolgimento di cerimonie assortite. Addirittura in due consigli - quello del 23 aprile e quello del 25 luglio - non c'è stata l'approvazione di alcuna delibera”(Covre).
Dalla Libera come sempre cade dalle nuvole, non capisce. Già lo scorso anno diceva: “non capisco la scelta dell’Ulivo”(tribuna 4/3/07) e il Gazzettino del 4/3/07 scriveva che” lui, il Sindaco Pietro Dalla Libera, si sente la coscienza più che tranquilla”.
Oggi cosa dichiara? “Davvero non comprendo. Dovrebbero lamentarsi se avessimo trascurato i nostri compiti istituzionali.” Al che mi viene in mente l’obiezione, sempre pretestuosa naturalmente, a suo tempo sollevata da Martin:”Se il Sindaco dice che non ci sono argomenti istituzionali, è evidente che non c’è molta progettualità”(Gazzettino 4/3/07).
Dalla Libera poi, sempre nell’articolo del 20 febbraio, così continua:” Ricevere i cittadini in consiglio comunale è una maniera per avvicinarli alla vita pubblica”. Si tratta del vecchio leitmotif del “vogliamo coinvolgere i cittadini”(Tribuna 3/3/07), per meglio comprendere il quale ci soccorre il ragionamento logico sillogistico. Perciò: 1- Ricevere i cittadini in consiglio comunale è una maniera per avvicinarli alla vita pubblica; 2- in consiglio comunale si fanno le feste e si distribuiscono le medagliette; quindi 3- fare feste e distribuire medagliette durante i consigli è una maniera per avvicinare i cittadini alla vita pubblica. Quanta verità e saggezza!
Dalla Libera, non contento, si spinge pure oltre e dice:” Ebbene, per cinque anni ho vissuto l'imposizione della maggioranza precedente, che verso le 21.30 interrompeva il consiglio per uno spuntino con pane e salame (al quale Dalla Libera non ha mai dato un morso, vogliamo sperare, n.d.a.). Noi abbiamo cambiato, queste interruzioni non si fanno più, in compenso portiamo i cittadini nella sala consiliare”. Fantastico: ricorda tanto me da piccolo quando, rimproverato per aver fatto una cosa che non dovevo fare, tentavo di giustificarmi dicendo: “ma lo facevano anche gli altri!” . Comunque un dato è pacifico: pane e salame è male; distribuzione di medaglie,”festeggiamenti con torta e brindisi benaugurale”(tribuna 2/3/07) è bene.
Il giorno dopo, il 21 febbraio, cosa pensa bene di fare il Sindaco? Preoccupato che il Prefetto possa non abbracciare la sua filosofia in merito ai consigli, lo chiama “per capire se egli avesse intrapreso qualcosa riguardo Oderzo”(Gazzettino 21/2/08).
In pratica, le perplessità del Sindaco tradotte in domande al Prefetto devono essere state più o meno queste: sua eccellenza, dice che ho esagerato con le feste in consiglio? Non è che mi sbattete fuori dal mio adorato Comune, vero? No, perchè ci terrei a restare.
Stando al racconto di Dalla Libera il dialogo tra lui e il Prefetto si è svolto così:” All'inizio ho avuto come l'impressione che il signor Prefetto non riuscisse a capire di cosa stavamo parlando.[…] Sindaco, mi ha detto, se avessi avuto dei dubbi o delle perplessità, quanto meno le avrei scritto o l'avrei mandata a chiamare.” (Gazzettino 21/2/08).
Non posso saperlo, ma credo che alla fine della telefonata il nostro povero Sindaco abbia fatto un profondo respiro di sollievo.
Il 26 febbraio il Gazzettino continua sull’argomento. Nell’articolo sono presenti alcuni appelli(già presenti nell’articolo del 20 febbraio) al presidente del consiglio comunale, Bucciol, che, come è noto, nel gestire le discussioni del consiglio ha il potere “di togliere la parola quando è necessario. Vorremmo che questa facoltà la esercitasse con tutti, sindaco compreso, dato che il nostro primo cittadino in consiglio comunale è in perenne campagna elettorale”(Martin).
Sempre Martin, in risposta ad una lettera di alcuni genitori dei bambini delle scuole elementari Parise, che ritenevano che i figli non fossero stati ben accolti in consiglio, dice:”Quanto alle scolaresche in consiglio, noi siamo favorevoli alla loro presenza. Esiste il "Consiglio comunale dei Ragazzi", iniziativa che in altri Comuni viene attuata. Proponiamo venga svolta anche ad Oderzo, condotta dai ragazzi”. E questa sì è una proposta interessante, perché “consigliare” fa sempre molto bene!
Veniamo ora alla prima domenica di marzo, giorno in cui, come di consueto, il gruppo dei giovani di sinistra di Oderzo espone in piazza il giornale murale “Lo strillone”. E qui le cose si fanno interessanti perché emergono numeri e guiness dei primati. Secondo quanto riportato nel loro articolo, nel 2006 ci sono state tre premiazioni su dieci consigli, nel 2007 venti su sedici(!) e nel 2008(e il dato è solo provvisorio naturalmente, ma promettente visto che siamo solo a marzo) quattro su due. Quasi una premiazione a consiglio.
Dalla Libera, però, non se ne sta con le mani in mano e il 6 marzo risponde:” Vorrei che ci lasciassero lavorare in pace”(Gazzettino 6/3/07). A mio parere, rectius: vorrei che ci lasciassero festeggiare e fare campagna elettorale in pace.
Ovviamente per lui il problema non esiste, è tranquillo e felice come una Pasqua verrebbe da dire, visto il periodo e aggiunge che se si discute tardi di argomenti importanti ”Non [è] certo per le premiazioni, ma perchè le minoranze hanno fatto polemica sull'argomento per un'ora”. Già, ci sono anche i rompi scatole che la pensano diversamente da lui e che lo costringono ad un confronto dialettico di idee secondo il più genuino spirito democratico. Tutta invidia la loro!
Una nota: Dalla Libera sfoderando i numeri parla, per il 2007, di 18 consigli in cui sono stati prese 58 delibere. I giovani di sinistra invece ne indicano 16: bisognerà mettersi d’accordo. In ogni caso, ci siano stati 16 o 18 consigli, le 20 premiazioni restano ferme e la sostanza del discorso cambia poco.
Mi piace comunque ricordare quanto scriveva la Tribuna del 4/3/07: “70 punti trattati all’ordine del giorno, dei quali oltre il 50% dedicati a ricevimenti e premiazioni. Meno di una decina le delibere approvate in otto mesi, escluse nomine e formalità di inizio legislatura”.
La ciliegina sulla torta, poi, ci arriva immancabilmente dal nostro Sindaco Dalla Libera:”Questo dei consiglieri di minoranza è un vecchio modo di fare politica”. Anche questo un vecchio leitmotif già presente nell’articolo della Tribuna del 7/3/07 che riportava un comunicato di Cittadini uniti e Oderzo sicura nel quale si leggeva:”l’asse Martin-Covre rappresenta la vecchia politica bocciata dagli opitergini”. Se lo dicono loro…
Mi soffermo, in ultima, sulla dichiarazione di Dalla Libera che fa da titolo all’articolo citato del 6 marzo di quest’anno:”L’attacco viene da chi non vuole il Comune aperto ai cittadini”.
Ecco, questa frase, dato il contesto “festaiolo”, non vuol dire niente. Ragionateci sopra, pensateci bene, la conclusione è proprio questa: non vuol dire assolutamente niente, pura retorica.
Ben venga la partecipazione dei cittadini alla vita politica della città attraverso la presenza ai consigli, sono il primo a dirlo e da tempi non sospetti. Ma ciò può avere un senso se le discussioni alle quali assistono vengono riempite di sostanza. Non è questo il caso di premiazioni, di feste e via dicendo.
La “campagna elettorale permanente”, ecco quella è la vera vecchia politica.

Io partecipo
Alessandro Marchetti


p.s. Perdonate la dimenticanza: De Luca ovviamente non ha detto niente neanche questa volta.

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25 novembre 2007

Tattiche da “soldatini”


Oggi vi parlo della tattica del “zittituttialmassimoparloioecomunquetuttovabene”.
A costo di sembrarvi un anziano saggio, vi dico comunque come funziona questa tattica.
Perché?
Perché è sotto gli occhi di tutti e a volte non ci si riflette sopra abbastanza.
Allora le regole del gioco, con buona approssimazione, sono queste tre:

1- si parla meno che si può. Meglio se non si parla affatto. Gli unici momenti in cui non è che “si può” ma proprio “si deve” aprire la bocca sono quelli in cui si fanno le feste. Per il resto zitti;
2- se proprio qualcuno deve parlare, allora lo fa una persona e sempre la stessa. Gli altri ascoltano e studiano il copione. Se interpellati lo ripetono, fermo restando che se stanno zitti è sempre meglio;
3- i problemi non esistono. Se ne spuntano fuori per un malaugurato caso, allora o non sono tali o comunque sono sotto controllo. È tutto ok.

La tranquillità rilassa, dà sicurezza. Fa bene a tutti perché è quello che tutti vogliono.
Ma la realtà spesso è brutta. E le cose sono, purtroppo, meno semplici e banali di quello che vorremmo o vorrebbero farci credere.
E per conoscerla bisogna incazzarsi, altro che “zitti tutti”!
Per fare dei passi in avanti bisogna rompere le balle, far parlare coloro che gestiscono la cosa pubblica, intervistarli, raccogliere dichiarazioni da pubblicare, vedere cosa fanno, che decisioni prendono, come le prendono.
L’interesse pubblico non è fatto di sorrisi a trecentosessanta gradi, né di bonarie pacche sulle spalle e nemmeno di medagliette da dispensare a destra e a manca a mo’ di panem et circenses.
Ora, questa tecnica di cui vi parlo è in preoccupante espansione.
Viene adottata soprattutto nei comuni piccoli, ma è in uso anche in quelli più grandi.
Ci si deve opporre a questo modo di fare e l’importante è non farsi scoraggiare.
Proprio in questo quelli che adottano tale tecnica sono dei maghi. E la cosa che riesce loro meglio. Fanno solo quello o quasi.
Se si perde è finita, te l’hanno messa in quel posto.
Ma ognuno di noi non vuole che questo succeda.
Sono guerre che vanno combattute con tanta partecipazione, con la giusta dose di umiltà, ma anche la necessaria dose di convinzione.

Io partecipo
Alessandro Marchetti

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28 ottobre 2007

Alimento che vai, salute che trovi


L’articolo pubblicato qualche tempo fa sull’acrilammide, scritto da Erika Poretto, è stato molto apprezzato.
E ciò, oltre a fare certamente piacere, è anche un segno sicuro che questo tipo di informazioni in molti di noi le vorremmo apprendere più spesso e che saremmo ben lieti di rinunciare a qualche “ricettariempitivodeitelegiornalimeccanismodiintontimentodimassa” per esse.
È delle cose importanti che si deve parlare e discutere in primo luogo, lasciando a tutto il resto il tempo che rimane.
Così, a mio modo di vedere, si fa informazione. Altrimenti è varietà.
E chi parla deve avere cognizione di causa.
L’articolo, infatti, non l’ho scritto io che di scienze e tecnologie alimentari ne so quanto la maggior parte della gente, cioè poco, ma una persona che studia, e da anni, la materia.
In ogni caso, il messaggio di fondo Erika lo ha espresso bene in conclusione dicendo”MANGIATE SANO E NON FUMATE”.
E proprio in questa direzione, con bellissime finalità educative, si sono indirizzate delle ottime iniziative svoltesi in alcuni istituti scolastici.
In particolare vi riporto due esperienze.
La prima è dei bambini delle scuole elementari di Motta di Livenza e San Govanni che in maggio, all’interno del progetto “ educazione a stili di vita sani” promosso da “Amici del Cuore”, Ulss, Ospedale e Comune di Motta, hanno fatto la merenda per una settimana con cibi sani come frutta e Yogurt e hanno organizzato con la scuola elementare di Conegliano un’opera teatrale dal titolo “Re Artù e i cavalieri della sana tavola rotonda” (V. L’Azione del 13 maggio).
La seconda è degli istituti Obici e Sansovino di Oderzo, in cui grazie all’Usl 9 e all’uffico scolastico provinciale, sono stati installati, accanto ai distributori contenenti le classiche merendine, anche distributori di cibi salutari come frutta, insalate, yogurt, merendine senza glutine (V. Gazzettino dell’11 maggio).
Queste sono iniziative che decisamente fanno bene e in tutti i sensi!
Ovviamente non sono le uniche, ma la cosa importante e che tali esperienze siano promosse, incentivate, ripetute e diffuse il più possibile perché è così che si trasmettono conoscenze e si crea una cultura della salute e del rispetto di sé stessi.
E a dare il “buon esempio” credo che per prime dovrebbero essere le Pubbliche Amministrazioni, ad iniziare dai Comuni, i quali potrebbero dotare le cosiddette “macchinette” di cibi salutari come quelli menzionati sopra, magari favorendo economie in crescita e ispirate a principi nuovi come quelli del commercio “equo e solidale”.
E un’idea che propongo e che, vista la sua bontà, spero qualcuno raccolga anche nella nostra città.
Se così sarà, sarò ben felice di parlarne.

Io partecipo
Alessandro Marchetti

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11 settembre 2007

Avviso: Consiglio Comunale

Domani, mercoledì 12 Settembre, alle ore 19.00, presso il municipio, è convocato il Consiglio Comunale di Oderzo.
Per vedere gli ordini del giorno cliccate qui.

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14 luglio 2007

Quando i cittadini diventano una Spinè sul fianco…


Nelle pubblicità, quando la gente si sveglia alla mattina e si alza vede il verde, paesaggi stupendi e infiniti, da favola.
La realtà, ovviamente, è sempre un po’ diversa.
Infatti, chi è fortunato vede il suo giardino. E io in questo senso sono molto fortunato.
Altri invece vedono il proprio quartiere. C’è poi chi vede il condominio di fronte.
Gli abitanti di via Spinè vedono… le corriere. Quando si dice “la fortuna”!
Vediamo cos’è successo.
Il 7 Giugno esce la notizia (V. Gazzettino e Tribuna) che verranno collocati nel piazzale di via Spinè circa una trentina di corriere. Il Comune prende questa decisione perché la zona è migliore della precedente, il Foro Boario. Inoltre il piazzale verrà illuminato e la collocazione è solo temporanea.
Sembrerebbe tutto bello, ma ci sono più di un “però” e gli abitanti di via Spinè, insieme a quelli di via per Piavon e Magera, appoggiati peraltro dal capogruppo dell’Ulivo, non stanno a guardare e immediatamente fanno sentire la loro voce.
Tra coloro che guidano la protesta c’è Bruno Girotto che, in maniera chiara e altrettanto decisa, fa notare, esprimendosi più volte e pubblicamente, che la soluzione del Comune non è tra le più felici e per motivi piuttosto seri (V. Tribuna 10 Giugno; V. Gazzettino 16 Giugno; V. “il Dialogo” di Luglio).
Infatti, quanto a sicurezza c’è da notare che:
1-il piazzale si trova in prossimità di una doppia curva in cui c’è scarsa visibilità;
2-che, peraltro, la strada in cui si immettono le corriere è molto frequentata;
3-che l’uscita del piazzale interrompe una pista ciclabile e pedonale utilizzata da molte persone.
Quanto all’impatto ambientale e alla qualità della vita dei residenti, in particolare per chi abita a ridosso del piazzale, va considerato:
1-l’inquinamento atmosferico dei gas di scarico;
2-l’inquinamento acustico;
3-e il fatto che il tutto apparirà come un “pugno su un occhio” paesaggistico.
Il Comune, allora, come difende la fondatezza della sua scelta?
La mente di questa operazione è il vicesindaco, candidato alle elezioni per il centrosinistra, Bruno De Luca (V. Tribuna 7 Giugno).
Ora, De Luca sui giornali non è mai apparso molto durante questi mesi. Si è fatto sentire poco, ma non perché non ha lavorato. È che non ce lo ha fatto sapere.
Un suo momento di gloria comunque lo ha avuto.
Di lui, infatti, si è parlato un sacco quando ci sono state le dimissioni di dieci iscritti alla Margherita, tra cui alcuni membri “storici”, proprio con De Luca segretario, e i giornali titolavano “La Margherita sfiorisce” (V. Gazzettino del 22 Aprile).
Cose, insomma, che danno grandi soddisfazioni.
Ma torniamo ad oggi e vediamo cosa ci dice il nostro vicesindaco.
Innanzitutto ripete più volte che la collocazione delle corriere in via Spinè è provvisoria. Dovrebbe durare circa due anni.
E i residenti di questa “provvisorietà” ovviamente ringraziano!
Non saranno infatti “definitivamente incazzati”, ma solo “provvisoriamente incazzati”.
Che “provvisorio” voglia dire tutto è niente è un altro discorso.
Che, poi, l’assegnazione delle ex-caserme al Comune, in cui c’è l’idea di spostare il deposito delle corriere, dipenda non dal Comune, ma dal Ministero delle Difesa, è un altro discorso ancora.
E comunque due anni cosa volete che siano! Dicono che il tempo vola, no?
De Luca poi ci dice che il nuovo piazzale verrà illuminato.
E immagino ringrazieranno quelli che ci abituano di fronte e che alla sera magari vorranno dormire.
Parlando poi delle lamentele dei residenti di via Donizzetti, il nostro vicesindaco sembra voler tranquillizzare le famiglie di via Spinè.
Dice infatti: “oltre ai rumori e agli odori, i residenti (di via Donizzetti, n.d.a.) han(n)o dovuto sopportare anche danni alle loro abitazioni”(V. Gazzettino del 7 Giugno).
Beh, direi che va proprio bene, saranno contenti di saperlo gli abitanti di via Spinè! Meglio di così non poteva andare!
De Luca, inoltre, sottolinea che i costi dell’operazione non li sosterrà il Comune, ma la società di trasporti.
A parte il fatto che ci mancherebbe anche altro, fargli capire che il vero punto della questione è ben diverso sembra abbastanza difficile.
Quante alle imprese di trasporto sempre De Luca ci fa sapere che “entrambe le aziende di trasporti interpellate (grassetto mio, n.d.a) hanno dato parere negativo sulla collocazione in foro boario. Gli autobus risultavano essere in zona troppo isolata e fuori controllo”(Tribuna 7 Giugno).
Le aziende devono aver pensato, perciò, che assumere qualcuno che controlli costa. Più facile, quindi, spostare direttamente le corriere.
Domanda: ma se le aziende, come ha detto De Luca, sono state entrambe “interpellate”, è stato fatto altrettanto con i cittadini di via Spinè?
Sembrerebbe di no!
Ci fa infatti sapere Girotto che lui è “dispiaciuto in quanto, quale sostenitore dell’attuale amministrazione, pensavo che almeno venisse fatta una riunione con i residenti per informarli della decisione. Invece niente, veniamo a sapere le cose perché vediamo le betoniere al lavoro”(V. Gazzettino 16 Giugno).
Alla faccia della “partecipazione dei cittadini” di cui parla il Sindaco che con lodi sperticate autocelebra il suo operato (V. Tribuna 12 Giugno); del “confido anche nel Vostro prezioso aiuto, nei Vostri consigli e nella Vostra benevolenza. Con affetto” sempre di Dalla Libera, che potete leggere sul sito del Comune; e del “Se ci sono problemi specifici, invito i cittadini di via Spinè a segnalarceli. Siamo qui per risolverli” di De Luca (V. Gazzettino 7 Giugno).
Sempre per quanto riguarda De Luca, i giorni in cui diceva che “vivere in modo sano e confortevole e nel medesimo tempo salvaguardare l’ambiente è la sfida che la progettazione e costruzione dell’architettura dovrà affrontare in un futuro molto prossimo”, in cui parlava di “benessere abitativo” e “qualità dell’ambiente urbano” sono lontani (V. QUI Oderzo di Maggio).
Su una cosa comunque siamo tutti d’accordo: non ci sono problemi!
Dice De Luca:”I timori che ci hanno espresso i residenti ci appaiono leciti, ma l’allarmismo mi pare eccessivo”(V. Tribuna 7 Giugno).
Come sempre è tutto tranquillo, non ci sono problemi. Si vede che De Luca ha imparato bene la lezione di Dalla Libera.
Ed è tutto talmente tranquillo che già il 10 Giugno è partita la raccolta di firme. E sono sicuro che questa raccolta di firme peserà, eccome!
In conclusione, mi sento piuttosto d’accordo con Girotto quando, parlando delle ex-caserme, possibile futura sede del deposito delle corriere, dice “Personalmente propongo al Ministero della Difesa di riaprirle, un po’ di disciplina non farebbe male”.

Io partecipo
Alessandro Marchetti

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30 maggio 2007

Ultimo aggiornamento!

Vi aggiorno con alcune notizie che mi sono appena giunte.
Ai 16 (sedici) volontari dimessi nei giorni scorsi, se ne aggiungono adesso altri 2.
Quindi ad aver rassegnato le dimissioni ci sono 18 (diciotto) volontari, più il Presidente.
E cosa vi avevo detto io!? È tutto risolto, tutto tranquillo!

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29 maggio 2007

Un tranquillo week-end di paura


Dopo le dichiarazioni dell’ex-assessore alla Protezione Civile, nonché volontario del gruppo opitergino (fino alla scelta di seguire nelle dimissioni il Presidente), con le quali venivano smontate una a una le tesi del Sindaco sulla questione, quest’ultimo con una intervista apparsa oggi su Il Gazzettino ha voluto replicare.
E ovviamente l’ha fatto a modo suo.
La sostanza del suo discorso è una: tranquilli, è tutto apposto!
E se è tranquillo lui… non sono tranquillo io!
Vediamo cosa ha detto.
Fin dall’inizio Dalla Libera ha sostenuto, e l’ha ribadito anche oggi, che è stato lui a trovare la sede di Magera per i volontari. L’ex-assessore non c’entra niente.
Dice Dalla Libera, infatti: “Può darsi che Marchetti avesse promesso ai volontari il trasferimento a Magera, questo non posso saperlo. Ciò che so è che non ho trovato traccia nei documenti in municipio di questa volontà.”(V. Gazzettino del 29/5/07)
Sembrerebbe persino convincente se non fosse che… non ha trovato perché non ha cercato.
Quanto poi alla macchina per le attività del gruppo, Dalla Libera torna abilmente sui suoi passi:” Abbiamo invece continuato il percorso intrapreso dalla precedente amministrazione per ottenere l'automobile dalla Provincia”(Gazzettino del 29/5/07).
E così vedete che si perde l’entusiasmo di qualche giorno fa in cui diceva “Da tempo chiedevano una seconda auto, siamo riusciti ad ottenere anche quella”(Gazzettino del 26/5/07) e salta fuori, ma a bassa voce, la Provincia e la precedente Amministrazione (o meglio, quello che allora era assessore alla Protezione Civile, lo stesso che l’aveva creata ad Oderzo… e indovinate chi è? Proprio lui,… quel rompiballe, deve aver pensato qualcuno).
A parte questo, comunque, per il resto tutto apposto: c’è un nuovo Presidente e i problemi, se mai ce ne sono stai, sono belli risolti
Chiaro no? 16 volontari, cioè due terzi del gruppo, si sono dimessi e per loro è tutto tranquillo.
Dalla Libera inoltre dice che anche l’ex-Presidente, che per primo ha rassegnato le dimissioni, ha solo dei “problemi di carattere personale[…] È probabile che poi ritorni a fare il volontario”(Gazzettino 29/5/07).
In effetti nessuno ha mai detto che il Presidente uscente, come i 16 volontari che si sono dimessi, non faranno altre simili attività di volontariato. Anzi, è ben probabile e tutto a conferma che in queste attività ci credono eccome, soltanto non hanno la minima intenzione di avere ulteriori rapporti con questa Amministrazione a causa di quella mancanza di rispetto che nelle lettere di dimissioni campeggia al primo posto, ma che nei discorsi del Sindaco sparisce. E perché sparisce? Perché è difficile e pericolosa da spiegare.
Quanto poi alle solita tesi che i volontari sono tutti o quasi leghisti, dico solo che sarebbe ora di fare meno i politicanti.
Almeno su questo punto. E sempre per ragioni di rispetto.
Lo hanno detto bene i volontari: “la protezione civile non ha colori, é protezione civile e basta”.
Ma prontamente Dalla Libera nomina nella sua intervista 5 componenti che hanno lavorato con la Lega.
C’è un semplice dettaglio, però. I dimissionari non sono solo quei 5 ma sono 16 (sedici). E il primo a dimettersi per quelle famose e mai abbastanza ripetute questioni di rispetto, è stato il Presidente che non è neanche di Oderzo e che della nuova Amministrazione opitergina non gliene può importare meno.
E comunque, se vogliamo proprio metterla su un piano puramente politico, i cinque signori nominati da Dalla Libera erano presenti quando c’era da spalare la neve, spargere il sale sulle strade ghiacciate, prestare soccorso durante le alluvioni, controllare il traffico sotto il sole durante i lavori stradali delle rotatorie, assicurare assistenza durante le manifestazioni. Insomma erano presenti insieme agli altri volontari quando c’era da rendere Oderzo più sicura. Quelli di “Oderzo Sicura”, invece, no. E per la verità non ci sono neanche adesso.
E intanto il nuovo Presidente, quello appena nominato da Dalla Libera, cosa fa?
Lo difende, ovviamente, e anche lui dice che non ci sono problemi che «tutti i gruppi attraversano degli alti e dei bassi».
Il punto però è un po’ diverso.
Direi, piuttosto, che tutti i gruppi tendono a incazzarsi se vengo presi a schiaffi.
Alla fine, comunque, il risultato in tutta questa normalità, è che il gruppo della Protezione Civile di Oderzo, che il comandante dei Vigili del Fuoco di Motta non ha esitato a definire “straordinario”(V. Gazzettino 29/5/07), risulta dilaniato.
Già, …tutto normale.
Ultima notazione.
Il Sindaco, con le sue solite formulette, ribadisce nell’intervista “stima e fiducia”. Cosa volete, non costa niente farlo e si fa la figura dei buoni e bravi ragazzi.
Ma è guadagnarsele, la stima e la fiducia, ad essere una cosa difficile.

Io partecipo
Alessandro Marchetti

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28 maggio 2007

Date a Dalla Libera quel che è di Dalla Libera


Date a Dalla Libera quel che è di Dalla Libera.
Cioè ben poco, almeno per quanto riguarda la Protezione Civile.
È un po’ una caratteristica di questa Amministrazione quella di prendersi meriti che appartengono ad altri.
Ed è una cosa che può piacere o non piacere. A me non piace.
Ciò l’avevo fatto notare già a suo tempo, quando, in relazione alla seconda edizione della manifestazione “Balcone Fiorito”, il Sindaco durante la serata della premiazione in Piazza, aveva esordito dicendo che l’evento era bello… e che loro avevano deciso di farlo anche quell’anno. Invece non avevano fatto niente, hanno trovato tutto bello pronto.
Ora, a grande richiesta, il bis!
Vediamo di riassumere quanto è successo questo fine settimana.
Tutto inizia venerdì 25 maggio, giorno in cui La Tribuna pubblica la notizia che il Presidente del gruppo opitergino della Protezione Civile si è dimesso e che la maggioranza dei volontari sono pronti a fare altrettanto.
Il Sindaco, intervistato, dice di non sapere nulla, facendo inoltre capire che non si spiega il perché di tutto questo, visto che l’Amministrazione ha fatto cose importanti per loro.
Il giorno dopo se ne ritorna a parlare e vengono pubblicati due articoli: uno su La Tribuna e uno su Il Gazzettino.
La notizia principale è che 16 volontari, come annunciato, hanno rassegnato le dimissioni.
Nel primo dei due articoli c’è una parte del testo della lettera di dimissioni, quella che contiene le motivazioni. Nell’altro c’è un’intervista ad uno dei volontari, in cui viene spiegata qual’era la situazione che vivevano.
La sostanza dei discorsi è sempre una: la tensione è nata per la scarsa collaborazione e lo scarso rispetto nei confronti del gruppo opitergino della Protezione Civile.
Il Sindaco, intanto, ancora non sa e ancora non capisce. E ancora insiste sul fatto che ha fatto grandi cose per loro.
Ma, appunto, cosa?
I punti a suo favore, che ripete da venerdì, sono, in sintesi, 3:
1- la nuova sede di Magera
2- l’acquisto di un mezzo per le attività del gruppo
3- piena collaborazione e sostengo (io aggiungerei anche “amore e simpatia” visto che sembra una motivazione tipo clausola “varie ed eventuali”)
Detto ciò, arriviamo a oggi.
Giorno in cui la persona che ha creato il gruppo opitergino della Protezione Civile, e che, perché sia ben chiaro a tutti (e per chi ancora non lo sapesse), è mio padre, ha fatto una “piccola” replica alle tesi del Sindaco.
Questo l’articolo, apparso oggi su Il Gazzettino.
Vi dico solo questo: che non voleva intervenire sulla questione, ve lo posso assicurare davvero, … ma c’è un limite a tutto!
Buona lettura!


Io partecipo
Alessandro Marchetti

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26 maggio 2007

La Protezione Civile dà le dimissioni


Tre anni fa è nato, e per la prima volta nella storia della città di Oderzo, il nucleo opitergino della Protezione Civile. Una cosa di cui andare fieri. Composto da persone, volontari, opitergini e non, animate da un autentico senso di responsabilità e di solidarietà. Unite dalla solo volontà di “fare”, di mettersi al servizio della collettività e per questo indifferenti ai colori di qualsivoglia bandiera politica.
Sulla meritevolezza di queste iniziative non si discute, andrebbero anzi favorite in ogni modo.
Ma come è vero che i volontari non chiedono né vogliono niente per quello che fanno, allo stesso modo esigono quel minimo di rispetto e collaborazione che a ogni persona tra persone civili deve essere accordato.
Di seguito riporto la lettera di dimissioni, diretta al Sindaco, dei due terzi dei volontari della Protezione Civile di Oderzo, che hanno seguito la scelta del Presidente.


Al Sindaco della Città di Oderzo
All'Assessore della Protezione Civile

Oderzo, lì 24/05/07


Oggetto: dimissioni dal gruppo di Protezione Civile


II sottoscritto volontario del gruppo di Protezione Civile di Oderzo, facente parte dell'Associazione per i seguenti personali motivi:
-credere nella solidarietà tra le persone,
-dedicare il proprio tempo libero al servizio della Comunità di Oderzo e dell'Opitergino indipendentemente dagli schieramenti politici,
- accrescere l'aggregazione partecipativa tra le persone,
- fungere da volano per un coinvolgimento dei cittadini per il servizio verso il prossimo,
- CONVINTO CHE, il rispetto reciproco sia il fattore principale ed essenziale del Vivere Civile
- CONSIDERATO CHE, in questo ultimo anno tutto ciò sia venuto meno, non a causa certo dei componenti del gruppo di Protezione Civile
- IN CONSEGUENZA, anche delle dimissioni del Presidente, che in questi anni non si è risparmiato per far accrescere le competenze, la preparazione e i risultati concreti del gruppo e di ogni componente, che ritengo valide condivido pienamente;

FORMALIZZO

le personali dimissioni dal gruppo di Protezione Civile con effetto immediato.
Distinti Saluti

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18 maggio 2007

http://mottaviva.blogspot.com/


Non smetterò mai di dirlo e con le parole dell’indimenticabile Giorgio Gaber: “La libertà non è star sopra un albero,
 non è neanche avere un’opinione.
 La libertà non è uno spazio libero.
 Libertà è partecipazione”.
Voglio perciò segnalarvi questa iniziativa inaugurata dall’apertura del blog
http://mottaviva.blogspot.com/ di cui è promotore Francesco Benedet, validissimo giovane mottense di cui sono amico da anni.
Il suo blog è nato da poco ma ha già fatto parlare di sé (vedi “Il Gazzettino” e “L’Azione”) e non ha mancato di suscitare alcune reazione e critiche.
L’obiettivo è quello di parlare di Motta di Livenza, dei suoi problemi e delle cose da migliorare, senza ovviamente rinunciare a riflessioni circa la politica nazionale, l’ambiente e la società.
Credo che l’entusiasmo e i motivi che guideranno questo nuovo blog siano ben presenti nell’articolo che Benedet ha voluto regalarci.

Nascita del consiglio comunale a Motta

Ormai manca un anno alla rielezione del nuovo consiglio comunale di Motta di Livenza. Storicamente, è interessante come ha avuto origine. Esso è stato istituito molto tempo prima dell’Unità d’Italia. Alcune notizie ce le riporta l’immancabile Lepido Rocco, uomo di cultura mottense vissuto a cavallo tra il diciannovesimo e ventesimo secolo:
“Prima del 1451 pare che Motta non avesse Consiglio né Leggi proprie. Perciò in quest’anno, considerando « non esservi cosa giusta ed onesta qualora non venga amministrata con determinato ordine e speciale moderazione; e che le città non possono stare unite, né essere tenute a dovere nei loro negozi (affari, n.d.r.), se non vi si mettono a capo dei duci e degli amministratori, dall’ingegno ed operosità dei quali gli altri imparino a ben vivere; e se non siamo tenuti dei Consigli, affinché, col proporre e disputare, le cose siano ben condotte ed i tributi del popolo e dei principi vengano sapientemente regolati »; la totalità dei cittadini di Motta « vedendo di aver vissuto lunghissimo tempo senza consiglio e senza legge, con gravissimo dei propri negozi; e volendo provvedere a’ futuri errori e così stabilire giustizia per sè e per i popoli, onde non essere biasimati dai propri discendenti ... » col permesso del Podestà, risolse di creare un Consiglio.” (da Lepido Rocco, Motta di Livenza e suoi dintorni, Arnaldo Forni Editore; le citazioni interne sono del documento originale tradotto dal latino dallo stesso Rocco)
Si capisce dunque che la città era invivibile senza tali leggi comunali. Inoltre si dice che gli amministratori devono essere di intelligenza e operosità superiore, dai quali i cittadini devono prendere esempio.
Altro punto da evidenziare è il “disputare”, la discussione civile basata su tesi e argomentazioni: guardandoci attorno, in tv ma non solo, pare sempre più difficile trovare un dialogo di questo tipo.
Da un documento così antico, che può sembrare retorico e fatto solo in funzione della richiesta al Podestà di allora di istituire il Consiglio, si possono delineare alcuni principi ispiratori. Che, penso, potrebbero essere ancora oggi validi.



Francesco Benedet

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09 maggio 2007

Rallentatori

Vi invito a leggere questo articolo apparso oggi su “il Gazzettino”.

Come ho sempre detto la “partecipazione” e la discussione sono cose fondamentali.
Speriamo davvero che qualcosa adesso cambi.

Io partecipo
Alessandro Marchetti

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08 maggio 2007

Errare è umano, perseverare…


È accaduto ieri un altro incidente in via Ronche (V. Gazzettino dell’8 maggio).
Ormai ogni altra considerazione è inutile. La necessità di rimettere i rallentatori è evidente. La tesi che sono pericolosi insostenibile.
I residenti non sanno più in che lingua dirlo che li rivogliono quei benedetti rallentatori.
Allora la domanda è: quanto ancora dovranno aspettare?! Che cosa deve ancora accadere perché qualcuno ai “piani alti” dell’Amministrazione, si ricreda e rimetta in sicurezza la via?
Il residente intervistato nell’articolo del Gazzettino replica al Comune, che dice non avere soldi per provvedere alla sicurezza della strada: “perché hanno speso soldi per allargare via delle Anime, dove abitano solo 12 famiglie?”.
Io, invece, faccio un’altra domanda: perché hanno speso soldi per togliere dei rallentatori, chiesti dai residenti, che già c’erano?!
E comunque, se davvero non ci sono i soldi per risolvere problemi così gravi e urgenti, alla faccia della riduzione dell’ICI! Senza neanche l’ombra di un minimo dubbio sarei dispostissimo a pagare quei miseri 31 euro in meno che la riduzione comporterà, purché si eviti che anche una sola persona corra il semplice rischio di farsi male!


Io partecipo
Alessandro Marchetti

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07 maggio 2007

Errare è umano, perseverare diabolico…

Leggete le dichiarazioni apparse proprio ieri sul Gazzettino circa la questione dei rallentatori in via Ronche a Piavon.
Fatevi davvero un’idea.

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06 maggio 2007

Errare è umano, perseverare diabolico!


Io lo avevo detto, perché lo temevo, e alla fine è successo (V. Gazzettino 24 novembre). Lo avevano detto anche alcuni consiglieri, tra i quali Martin, ma niente da fare. Lo aveva capito la gente, eppure neanche questa è stata ascoltata. Ora è successo di nuovo (V. Gazzettino 4 maggio).
E allora lo ridico una volta per tutte: i rallentatori in via Ronche vanno rimessi!
Ci sono stati degli incidenti e delle persone sono finite in ospedale a causa della pericolosità di quella strada!
Altro che “rallentatori pericolosi”, come ha detto il Sindaco (V. Gazzettino del 18 agosto). Rallentano le macchine, contribuiscono alla sicurezza specie nei tratti più a rischio. Come fanno ad essere pericolosi?!
È davvero un’affermazione quantomeno curiosa, che va spiegata! Perchè gli abitanti di via Ronche vorranno capire, perché molti di voi vorranno capire e perchè io voglio capire!
Ma soprattutto è da spiegare a quelli che si sono fatti male che i rallentatori sono pericolosi e che è stata una buona idea toglierli!
Ma non solo! Altra cosa curiosa, anzi curiosissima, e che quindi va spiegata, è che in via Ronche i rallentatori sono pericolosi, ed infatti sono stati prontamente rimossi, ma in altre vie di Oderzo, al contrario, sono utili ed anzi ne verranno messi di nuovi!
In una dichiarazione apparsa sul Gazzettino del primo Aprile, infatti, Dalla Libera dice, a seguito delle lamentele dei residenti di via Altinate e via Frassinetti circa la sicurezza stradale della loro zona che non è esattamente alle stelle, che ha dato istruzione a vigili urbani e ufficio tecnico di individuare il punto in cui mettere un nuovo rallentatore (in via Frassinetti, preciso, perché per quanto riguarda via Altinate ha parlato solo di controlli).
Peraltro l’articolo continua precisando che il rallentatore sarà di nuova generazione, silenzioso e meno avvertibile dalle automobili.
Insomma, in via Ronche in men che non si dica i rallentatori sono stati tolti, sotto gli occhi sbalorditi e increduli dei residenti, mentre da altri parti ne vengono messi di nuovi supertecnologici megaspaziali! …E io allora non lo seguo davvero più questo Sindaco!
Ma come se tutto questo non bastasse, c’è un’altra cosa, poi, che mi fa rabbia ed è che non posso credere che le liste che appoggiano il Sindaco, “Cittadini Uniti e Oderzo Sicura”, non sapessero di quanto io, già a suo tempo, avessi detto in proposito sui rallentatori di via Ronche.
Se mi hanno mandato quello famosa lettera é perchè i miei articoli li avevano letti! Ma invece di perdere tempo a mandarmi “lettere d’amore“ dovrebbero dedicarsi ai problemi della città e alla sua sicurezza. Ma porca miseria, si chiameranno “Oderzo Sicura” per qualcosa, no?!
Ora devono redimersi e un modo ce l’hanno.
Ricordo a tutti, infatti, che la lista con i nomi e cognomi delle 66 famiglie di Via Ronche con la quale si chiede che i rallentatori vengano risistemati, c’è eccome!
Alla luce di quello che è successo e dato che sono i residenti a chiederlo devono essere ascoltati!
Per ora, comunque, gli unici a dire qualcosa sono stati i consiglieri dell’opposizione che qualche tempo fa hanno presentato un’interpellanza con la quale chiedevano quali misure l’Amministrazione intendesse adottare per garantire la sicurezza di via Ronche.
Molto probabilmente, e avrebbero tutte le ragioni per farlo, un’interpellanza sul punto verrà presentata anche nel prossimo Consiglio.
Ora, so già cosa verrà risposto loro. Faccio una previsione e senza essere dotato di poteri magici. Verrà detto che hanno dato istruzione ai vigili di controllare con i telelaser la strada e che aggiungeranno cartelli stradali indicanti il limite di velocità.
Allora lo ripeto, così che sia chiaro a tutti: i rallentatori… rallentano, gli autovelox no! Al massimo con i telelaser arriva la multa, possono dissuadere, ma certezze che la gente corra meno non ne danno!
Il controllo costante da parte dei vigili che è stato proposto, poi, è davvero poco realistico e poco praticabile. Ed infatti, stando alle dichiarazioni di alcuni residenti, di controlli finora non ne sono stati fatti o comunque ne sono stati fatti pochi.
Inoltre ricordo per l’ennesima volta che sono gli abitanti di via Ronche a volere questi rallentatori perché vogliono sentirsi più sicuri, perché non tollerano di dover rischiare la loro stessa incolumità ogni volta che escono di casa!
Io non so più come dirlo. I rallentatori vanno rimessi. Tutta questa è diventata una questione quando invece non avrebbe dovuto essere tale: perché c’è la volontà degli abitanti della via e perchè il pericolo di quella strada è noto a tutti.
Se ancora non lo si capisce è perché non lo si vuole capire.

Io partecipo
Alessandro Marchetti

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